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#scrittura

Un dogma

di Paolo Ciferri 

Non è superfluo additare la pur enorme campagna contro l'odio, che oggi va raggiungendo massime intensità e dimensioni. Gare all'accoglienza, sguardi teneri e curiosi puntati verso l'altro, censura di ogni avversione. L'"Altro" è fatto la nostra speranza, la nostra salvezza. Per combattere l'odio bisogna che si diffonda il desiderio, quindi si propaghino l'insoddisfazione e lo sradicamento. Ecco, viene col desiderio un languore… Uomini d'Africa, il vostro corpo è ammirevole, e voi, donne loro, che odore puro! A volte incontro fanciulli di China, calmi e pacifici, sorridermi modestamente nei loro ossequiosi inchini. E svoltato l'angolo, ecco, un punto ristoro de l'Indie: in forme sinuose l'insegna sta bella di mille colori fumosi. Scorgendo tra i vetri, vedo una donna beata seduta nel suo, di buio, immersa in quegli odori: ahimè, a me inaccessibile… Sono condannato a questi abiti grigi, a questa fredda e pallida carne…a questa terra! Ah, albero nato sulla rupe, innaturalmente tra sole rocce, pericolante, e che nella larga visuale vede là quelle foreste forti, e sotto di sé vegetazione di fiume. Grosse piante affiancate da alberelli, sovrastano la verzura che cresce di brio dall'erba e dai fiori. Il tutto sano. Felice. Soprattutto sano. Questo povero albero inizia a chiamarle, le altre piante, voglioso. «Abeti! Abeti! Che ne dite se mi caccio in quello spazietto, che solo mi pare di scorgere in mezzo alla vostra sicura comunità?». Oppure pensa: «in fin dei conti non sono poi così grande, quelle ortiche potrebbero ben accogliermi. O essere un fiore, essere un fiore… Guarda là che splendore! Sì, voglio essere un fiore!».

Tutto ciò eletto a dogma. È bandito l'odio, ed è scandaloso non essere un tale albero. Anche se si può ben fingere di esserlo, seguire il dogma solo in apparenza, ma non incarnarlo.

Di pari passo con questo dogma, vanno le celebrazioni dell'accoglienza e dell'Altro. In ogni angolo del discorso di secolo risuonano insistenti le voci. Esse consigliano dolcemente una prassi che consiste sostanzialmente nell'aprirsi, nel donarsi, nel cambiare punto di vista. Disciplina elementare, ma non così semplice da estrarre razionalmente di tra un'ossessiva ripetizione della parola "altro", in mezzo al frastuono dei sorrisi e ammaliati come si è dalla serenità emanata.

Sdoganata è l'invasione. Licenziate le vedette! Demolita la sana sospettosità delle torri. Decostruita. Con stizza si mette a tacere la ridicola nostra avversione per l'altro. Frontiere libere, libero traffico. Libero il mercato, grazie alla programmatica lotta all'odio. Odio repellente! Odio scandaloso!

Impossibile incarnare per intero quel dogma, eppure…


Un uomo nuovo.

Eppure, eccolo nascere, un uomo nuovo. Anzi, è già tra noi. L'uomo poroso, l'uomo dalla pelle di cellulosa idrosolubile, l'uomo oggetto tra gli oggetti nella stanza, e attraversato dagli oggetti, credenza dal vetro plasticato tremante… Egli è dannato a dover subire i danni della bella retorica che lo circonda; a quelle parole egli ci ha creduto, le ha incarnate, ed ora si scopre il solo ad averlo fatto. Magari non si deve dare la colpa alle parole, alla cultura; forse egli così già nacque e forse quest'uomo ha sempre vissuto sulla Terra. Ma ora! Consideratela ora, in questo mondo, la sua esistenza! 

Tu non hai mezzi in te da sfruttare, e allora devi sapere l'esatto punto dove metterti, dove alzare il volto, aprire la bocca e ricevere la buona goccia che ti serva. Devi imparare dalle infinite saggezze dei parassiti, essere approfittatore esperto.

Che duro mestiere in questo mondo venditore!

Per le fonti: CLICCA QUI

Inetto  |   inetto.rivista@gmail.com

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