La metropoli di Simmel
La sensazione di essersi trasferiti in una grande città è impagabile. Ti fa sentire come se avessi milioni di possibilità e opzioni davanti a te: per esempio, se ti piace la danza, hai innumerevoli scuole di danza tra cui scegliere, a distanza di 100 metri l’una dall’altra. Se ti trovi male in una di quelle, ecco che puoi cambiare subito insegnate, struttura, indirizzo del corso, compagni, zona. Puoi fare un po’ come vuoi e nella nuova scuola nessuno ti riconoscerà. Potresti aver fatto una scenata urlando e ti basterebbe cambiare scuola per ricominciare da zero. Potresti fare una figuraccia, ma rimarresti sempre nell’anonimato tra decine di persone che hanno fatto il tuo stesso corso. Nessuno ricorderà il tuo nome. In un paio di giorni si scorderanno il tuo volto. E dopo una settimana sparirai completamente dalla memoria di tutti.
Questa è la libertà della metropoli di cui parla Simmel.
Simmel è un sociologo che nel 1903 scrive Le metropoli e la vita dello spirito, un saggio in cui anticipa alcune delle conseguenze del vivere in una metropoli.
La libertà personale è una di queste.
Il sociologo stesso parla di quanto, nelle metropoli, siamo liberi dal giudizio e abbiamo libertà di movimento perché non conosciamo e non intratteniamo relazioni con ogni persona che incontriamo durante la giornata.
Diversamente accade nelle piccole città, dove, se esci di casa, ti riconoscono e anche se non hai una relazione con ognuna delle persone che incontri, tutte suscitano in te una reazione interiore. Ogni persona, nella piccola città, è collegata ad una sensazione o ad un ricordo. Questo limita di molto dove scegliamo di andare e come decidiamo di comportarci. Anche perché nelle piccole città ci sono regole non scritte ma tuttavia tanto più rigide quanto più piccola è la città: norme di comportamento, di buon costume, di abbigliamento e di ideologie. La piccola città tende così a limitare il singolo perché i comportamenti fuori dalle regole rischierebbero di rompere un ordine condiviso e consolidato.
La libertà concessa nella metropoli, però, ha delle conseguenze: ogni giorno si viene a contatto con un gran numero di persone. Sull’autobus, per strada, a lavoro, al cinema, al bar. Se ognuna delle persone che incontriamo suscitasse in noi la reazione interiore di cui parla Simmel, arriveremmo ad una situazione psicologica insostenibile. Per questo siamo quasi costretti ad essere indifferenti nei confronti degli altri: per riuscire a rendere possibile la vita nella metropoli, per autoconservazione.
Quello dell’indifferenza è un tema molto presente nel saggio di Simmel, che ne fa uno dei caratteri principali ed essenziali dell’uomo della metropoli che ha bisogno di proteggersi da un sovraccarico emotivo. L’uomo della metropoli è, quindi, costretto alla riservatezza e destinato, di conseguenza, all’isolamento.
Nella metropoli, paradossalmente, abbiamo un minor numero di interazioni. Nel grande mercato, ad esempio, produttore e venditore non si devono conoscere per forza. E inoltre, ma questo Simmel ancora non lo sapeva, ad oggi grazie alle spedizioni online di vestiti, spesa e qualsiasi cosa ci serva, ancor di più le relazioni sono limitate e, quando ci sono, hanno uno scopo ben definito. Il fiorista non è un padre di famiglia che sta affrontando un periodo difficile, ma è la persona che mi deve vendere le rose che ho bisogno di comprare.
Tutto, nella metropoli, diventa impersonale. L’individuo è riservato e ormai insensibile agli stimoli. Vive per sé stesso e vede attorno a sé non persone, ma opportunità e prodotti. Questo anche per la natura monetaria della metropoli, che rende tutto calcolabile col denaro e quindi riducibile ad una somma. In cui l'esperienza ha un prezzo, esattamente come un qualsiasi oggetto. Il fatto che ogni cosa abbia un prezzo ci salva dall’avere relazioni con le persone.
Prima, se in università ci venivano prestati gli appunti, si creava un “debito morale” con la persona che ce li aveva dati, che ci avrebbe legati in una sorta di relazione a lungo termine per “ripagare” il favore. Oggi gli appunti, sempre più spesso, si comprano, talvolta anche online, togliendo ogni pericolo di relazione, perché col denaro si può pagare saldando subito il debito e non dovendo più avere alcun tipo di interazione con la persona da cui abbiamo ricevuto una prestazione.
Nella metropoli siamo anonimi. Questo è un bene a volte, ma altre, nel mondo del lavoro, diventa un enorme scoglio. Si è parlato spesso, negli ultimi anni, della difficoltà per i giovani di trovare un lavoro a causa delle pretese sempre più alte dei datori di lavoro: esperienza nel campo, specializzazioni e quant’altro. È sempre più difficile emergere e distinguersi dagli altri. Nella metropoli, appunto, ci sono migliaia di persone con la stessa preparazione accademica, con le stesse attitudini, con lo stesso grado di esperienza nel campo. Un maggior numero di possibilità ha come necessità anche quello di avere un curriculum sempre più lungo, di essere sempre più preparati e specializzati nel proprio settore.
E questo è, secondo Simmel, uno dei motivi dell’impoverimento della cultura personale. Dovendosi specializzare in un settore sempre più specifico e circoscritto, l’individuo ne risente nell’apprendimento della cultura esterna, oggettiva, che è sempre più veloce e cresce a dismisura grazie a globalizzazione, tecnologia e mass media.
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