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#storia #femminismo #biografia

Nilde Iotti non solo amante

di Alessia Ventura

Leonilde Iotti per molto tempo è stata una figura centrale della politica italiana, eppure ormai tra le fila dei giovani, e soprattutto delle giovani, vedo lo sfocarsi del ricordo di questa donna. Magari vi è capitato di leggerne e di sentirne parlare in quanto compagna del grande Palmiro Togliatti, ma Nilde fu molto di più. Non solo amante di un uomo, ma essa stessa figura di spicco.

Dall’intervista a Nilde di Oriana Fallaci:

«Parlando con lei e di lei non si può certo prescindere dal fatto che è legata a Togliatti. Ciò fa ormai parte della sua personalità, oltreché della sua vita».

«Della mia vita, certo. Del mio lavoro... no. Nel mio lavoro... vede, è una cosa assai delicata. Quando si è la compagna di un dirigente, esser sé stessa è difficile. Tutti si sentono autorizzati a pensare che quella dice ciò che dice perché lo ha sentito dire da lui: non perché ciò che dice è il prodotto del suo pensiero. Succede in tutto il mondo, in tutti gli ambienti, quindi anche nel mio partito. Io ho sempre lottato per essere solo ciò che sono: col mio nome e cognome, coi miei meriti per modesti che siano».

Qui Nilde era ancora giovane, eppure già una parte essenziale del PCI, nonostante venisse osteggiata e vista con sospetto dall’interno del Partito per via della relazione con Togliatti e per i supposti favoritismi che, grazie a questa relazione, le venivano riservati. Come lei stessa afferma nell’intervista, però, non era una relazione che esisteva per un qualche tornaconto personale; lei, in realtà, ne uscì più distrutta che elevata.

Nilde, infatti, era già qualcuno prima di Togliatti. Nasce a Reggio Emilia nel 1920, durante la guerra si laurea in Lettere all’Università Cattolica di Milano e successivamente si avvicina, anche per le simpatie del padre, al Partito Comunista Italiano e alla Resistenza, prima solo come staffetta poi come membro effettivo, dopo aver visto i compagni morire per mano dei nazisti. Dopo la guerra torna a Reggio Emilia, dove svolge l’attività di insegnante. Qui viene eletta segretaria della sezione locale dell’Unione Donne Italiane e come membro del consiglio comunale come indipendente nelle liste del PCI. Successivamente, il 2 giugno 1946 si iscrive al Partito e nello stesso anno viene chiamata ad essere una delle 21 donne dell’Assemblea Costituente; partecipò alla Commissione dei 75, quindi prese attivamente parte alla stesura della Costituzione. Già allora aveva un’attenzione particolare per le leggi che riguardavano la “famiglia”: era quella la parte da modificare per dare più parità alle donne (come la possibilità anche per loro di entrare in magistratura).

A questo punto si insinua la figura di Togliatti, più come un macigno, che come un dolce a cui anelare. Nilde viene giudicata, sprezzata… anche per il fatto che lui era già sposato e aveva un figlio, ma comunque lei non abbandona questa relazione osteggiata dal suo partito, e va avanti a testa alta, va avanti per amore. Continuano a stare insieme, forse anche grazie a lei la svolta più moderata di Togliatti, quella che lo fa esprimere a favore della destalinizzazione voluta da Kruscev. Adotteranno una figlia, Marisa Malagoli Togliatti, e rimarranno insieme fino alla morte di lui nel 1964.

Qui ci si aspetterebbe che una donna dell’epoca, un’amante senza il partner, non vada avanti. Eppure ecco che lei prende colore, rinasce dall’ombra del grande uomo. Nel ’79 viene eletta alla Presidenza della Camera, e manterrà questa carica per più di dodici anni, per tre volte consecutive: la più lunga presidenza nella storia della Repubblica Italiana.

Di seguito, estratti dal discorso di insediamento di Nilde alla Presidenza della Camera, il 20 giugno 1979:

«Comprenderete la mia emozione per essere la prima donna nella storia d’Italia a ricoprire una delle più alte cariche dello Stato. Io stessa – non ve lo nascondo – vivo quasi in modo emblematico questo momento, avvertendo in esso un significato profondo, che supera la mia persona e investe milioni di donne che attraverso lotte faticose, pazienti e tenaci si sono aperte la strada verso la loro emancipazione. Essere stata una di loro e aver speso tanta parte del mio impegno di lavoro per il loro riscatto, per l’affermazione di una loro pari responsabilità sociale e umana, costituisce e costituirà sempre un motivo di orgoglio nella mia vita». 

«Il Parlamento, questo altissimo strumento di democrazia, non può e non deve essere superato dai tempi. Esso, al contrario, deve riuscire a guidare questo processo. Non già nel senso di confondere le diverse funzioni degli organi istituzionali dello Stato – ché nessuno più di me, per il mio stesso lontano passato, è convinto che tali diverse funzioni sono presidio di democrazia -, ma nel senso che il Parlamento diventi iniziativa, stimolo, confronto e incontro delle volontà politiche del paese e assolva in questo modo la sua altissima funzione di guida. Fare questo con rigore, con dedizione, con probità significa attuare la Costituzione repubblicana, renderla operante ispiratrice della vita del paese».

Dal block notes della Fondazione Nilde Iotti “La Presidente”:

Non fu mai una femminista. Ma lottò sempre, con un coraggio da tigre, per la parità, per l’emancipazione della donna (non per “la liberazione”, termine che non amava e la distingueva), per la costruzione di una nuova, più moderna immagine del rapporto di coppia.

Ed è vero che femminista per la concezione che si aveva allora non fu mai:  non scendeva in piazza, non faceva cortei, ma rappresentava le donne nella grande Istituzione: ha lottato per farle accedere alla magistratura; ha lottato per far ottenere loro il diritto all’aborto e al divorzio; ha lottato per la riforma del diritto di famiglia, di modo che ci fosse più parità tra marito e moglie; si è esposta contro il reato di adulterio e per il riconoscimento dei figli nati fuori dal matrimonio.

In “Voci Negate” dunque Iotti ci entra per metà, non in piena regola. Iotti non è esattamente una voce negata della storia. Molte donne non hanno avuto neanche un unghia di quello che lei è riuscita a costruire. Eppure, in quanto donna, succube di un’ombra perenne, di osteggiamenti da parte degli uomini e delle donne del PCI, è riuscita a costruire, a lottare, a difendersi, a diventare la “Madre delle Istituzioni”. 

Una donna per le donne che ha sempre riconosciuto l’importanza della femminilità, e la potenza che poteva nascere e crescere in loro.

Io vorrei qui ricordare ai miei coetanei, ma soprattutto alle mie coetanee, di questa figura, di quanto l’unione delle donne possa portare a delle svolte impensabili, di come la tenacia e la calma possano portare in alto (come alla presidenza della Camera). Volevo anche mostrare che ci sono diversi modi di lottare per raggiungere un obiettivo comune.

Leonilde Iotti quindi non è una voce “negata”, ma non abbastanza ricordata.

Per le fonti: CLICCA QUI

Inetto  |   inetto.rivista@gmail.com

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