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#sociologia #società #attualità #filosofia

NONLUOGHI

Gli spazi ignorati ma fondamentali della città moderna

di Alessia Ventura

Immagina di essere su un mezzo pubblico: potrebbe essere la metro, un autobus o quello che offre la città a cui stai pensando. Da quello scendi e fai una sosta al bagno pubblico della stazione per poi andare in un centro commerciale, prendere le scale mobili o l’ascensore, magari ritirare al bancomat. Quando esci da lì cammini su un marciapiede per ritrovarti imbottigliato nel traffico di una sala d’attesa. Per tornare a casa, poi, passi in macchina in una strada pregna di cartelli, ma povera di persone, fai una pausa in una stazione di servizio, interagisci per trenta secondi con la cassiera e poi riprendi la via di casa. Questa giornata che hai vissuto è un percorso attraverso i nonluoghi.

Per capire cosa si intende per nonluogo facciamo un gioco di immedesimazione. 

Immagina, ancora, di passeggiare per una città, o attraverso un paese: cosa ti ricorderai di quella passeggiata? Ti ricorderai la tipicità del piccolo bar all’angolo, oppure il monumento della piazza principale, ti ricorderai sicuramente le persone che hai incontrato o con cui eri, magari neanche tutte. Dunque, ti ricorderai ciò che ti ha lasciato qualcosa, probabilmente legato ad una qualche emozione o senso di appartenenza.

Ti ricorderai mai la strada, l’area di sosta, il centro commerciale, la stazione, il bus? Probabilmente no, purché non abbiano qualcosa di unico e innovativo, altrimenti saranno un’altra strada, un’altra area di sosta, un altro centro commerciale, un’altra stazione, un altro bus. 

Ecco la differenza sostanziale tra luogo e nonluogo. 

Il luogo (per “luogo” si intende luogo antropologico) è pregno di una sua collettività che sia sentita o imposta. Per “imposta” si intende il significato che la società assegna ad un determinato spazio, sia per motivi storici sia per motivi politici.

Ad esempio negli Stati moderni è comune l’identificazione del potere con il luogo nel quale esso si esercita: il Cremlino o la Casa Bianca. 

Il luogo è intrinsecamente legato alla storia e crea una sorta di identità sociale o riconoscimento. 

Il nonluogo, invece, è costituito da quegli spazi che sono utili e funzionali, ma che portano l’individuo a stare in una sorta di solitudine, seppur anch’essa in qualche modo collettiva. 

“Se un luogo può definirsi come identitario, relazionale, storico, uno spazio che non può definirsi identitario, relazionale e storico definirà un nonluogo.”


Marc Augé, nel suo trattato “Nonluoghi”, dà la definizione e la teorizzazione di ciò che costituisce il nonluogo e di ciò che lo distingue dal luogo.

Questo articolo ha la pretesa di riassumere il suo pensiero rendendolo con parole semplici. Per un approfondimento completo, consiglio la lettura del saggio.

“I nonluoghi sono le vie aeree, ferroviarie, autostradali e gli abitacoli mobili detti mezzi di trasporto, gli aeroporti, le stazioni ferroviarie, le grandi catene alberghiere, le strutture per il tempo libero, i grandi spazi commerciali, la complessa matassa di reti cablate o senza fili, fino ai campi profughi dove sono parcheggiati i rifugiati del pianeta.”

I nonluoghi si definiscono anche attraverso le parole che ci propongono, siano esse prescrittive (“mettersi in fila”), proibitive (“vietato fumare”) o informative (“benvenuti a…”). I nonluoghi di Augé sono privi di storia, si vivono nel presente.

In parole povere i nonluoghi sono quei posti in cui riesci a fare un’esperienza quasi totalmente solitaria. 

Prenderò come esempio l’aeroporto: l’interazione che sei obbligato ad avere è la presentazione del documento di identità; oltre quello, potresti fare tutto il tuo viaggio interagendo solo con te stesso. Questa solitudine però crea una somiglianza con tutti gli altri. Non una collettività, non un’identità, ma una similitudine: la maggior parte delle persone sarà stata in un aeroporto, in un centro commerciale, in una stazione e via dicendo. Quindi queste esperienze in qualche modo “condivise” ti fanno comunque sentire parte di qualcosa nella tua solitudine.

“Paradosso del non luogo: lo straniero smarrito in un paese che non conosce, lo straniero di passaggio, si ritrova soltanto nell'anonimato delle autostrade, delle stazioni di servizio, dei grandi magazzini o degli alberghi. L'insegna di una marca di benzina costituisce per lui un punto di riferimento rassicurante ed è con sollievo che ritrova sugli scaffali del supermercato i prodotti sanitari e alimentari o i casalinghi consacrati dalle marche multinazionali.”

Esistono e fioriscono anche “nonluoghi empirici” tramite cellulari, televisori, computer che ampliano gli spazi di circolazione, consumo e comunicazione al mondo digitale oltre che a quello reale.

I luoghi pregni di storia e di memoria occupano nella nostra società un posto specifico, ma il nostro mondo ormai è pervaso di nonluoghi portatori di pubblicità, novità, notizie e solitudine. La modernità ormai pone questi luoghi sullo sfondo, non li viviamo più quotidianamente.

Il luogo aiuta a ritrovarsi in una socialità condivisa come parte integrante di qualcosa, una goccia del tutto: la scuola ad esempio, oppure i palazzetti dello sport; uno è parte singola lì dentro, ma la sensazione predominante è quella di essere parte di qualcosa. Quando ci si raduna, o meglio, quando ci si radunava nelle piazze per protesta o per festeggiare, si partecipava ad una collettività sociale. Quella piazza, quel bar dove si discute, diventa un luogo.

“Nel senso assoluto del termine non esistono né luoghi né nonluoghi. La coppia luogo\nonluogo è uno strumento di misura del grado di socialità e di simbolizzazione di un dato spazio. La possibilità del non luogo non è mai assente da un qualsiasi luogo.”

Spero che ora sia più o meno chiara l’idea di nonluogo. La sua origine è data dalle necessità della società moderna che inneggia sempre più all’individualismo e porta alla creazione di questi spazi isolati, simili ma solitari. 

Augé ci fa intendere che sono anche presidio di libertà: in quei posti puoi tornare per dei momenti ad essere te stesso, ad essere da solo e non immerso. Eppure, io trovo la cosa alquanto triste. Andremo sempre di più verso la costruzione di queste infrastrutture, lasciando congelati nel passato quei luoghi pregni di storia, che non diminuiranno la loro importanza, ma saranno sempre più in minoranza, sempre meno frequentati. Non vorrei dire con questo che il nonluogo non potrà essere portatore di una sua storia: per esempio, in “San Damiano”, un documentario girato nei pressi di Roma Termini, il nonluogo della stazione prende vita, diventa pregno di una sua unicità caratteristica e affascinante. Eppure, sono portata a vedere i nonluoghi negativamente, quando forse potremmo trovarci del bello…forse dovremmo trovarci del bello. Magari un giorno non riusciremo più a distinguere il luogo dal nonluogo, magari saranno tutti mescolati tra di loro. Questa prospettiva, in realtà, non mi dispiace.

“Un giorno, forse, arriverà un segno da un altro pianeta. E, per effetto di una solidarietà (…) l’insieme dello spazio terrestre diventerà un luogo. Essere terrestre significherà qualche cosa.”

Per le fonti: CLICCA QUI

Inetto  |   inetto.rivista@gmail.com

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