La possibilità di abitare i luoghi dei libri
Mi piace leggere da quando andavo alle scuole elementari. Non che abbia mai avuto una particolare predisposizione o facilità alla lettura, ma in qualche modo i libri sono sempre riusciti a entrare nella mia quotidianità. Mio babbo mi portava alla libreria di fiducia, dove la stessa ragazza mi proponeva libri finché non trovavo una storia che mi interessasse o una copertina che mi incuriosisse; la maestra ci portava nella biblioteca della scuola, dove rimanevamo finché non sceglievamo almeno un libro che ci saremmo promessi di leggere; mia nonna d’estate mi portava all’edicola sul lungomare, dove mi comprava sempre un giornaletto da sfogliare in spiaggia con le amichette.
Le persone che mi hanno cresciuta, ma anche i luoghi in cui sono cresciuta mi hanno trasmesso e permesso di abitare da sempre il mio angolo di lettura. E non c’è bisogno di dire quanto è stato fondamentale crescere tra tante storie, sforzarmi di concentrarmi per capirle e imparare a tenere duro fino alla fine del libro e, soprattutto quanto è stato fondamentale imparare a frequentare i luoghi dei libri e a orientarmi tra gli scaffali.
Ma non per tutti è così: in Italia la possibilità di accedere alla cultura cambia in modo sostanziale se vivi in un piccolo comune o in una città, e anche in città le cose cambiano per chi vive in periferia rispetto a chi vive in centro.
16 milioni di italiani vivono in comuni con meno di 10mila abitanti che non hanno una libreria e 13 milioni in comuni con più di 10mila abitanti, ma sempre senza una libreria. Dal conteggio sono esclusi i comuni dove possono esserci cartolibrerie, edicole-negozio, un centro commerciale con una libreria al suo interno.
I dati raccolti dall’AIE (Associazioni Italiana Editori) in Italia dimostrano chiaramente la correlazione tra la presenza di librerie, ma anche biblioteche e edicole, nel territorio e gli indici di lettura. Nel Meridione e nelle Isole, dove si registra la distribuzione minore di librerie, si registra insieme la percentuale minore di lettori tra i residenti, circa il 30%. A Nord le infrastrutture della cultura sono più presenti e la percentuale di “penetrazione della lettura” sale quasi fino al 50%. E ancora gli stessi termini generano il divario tra grandi città e piccoli centri abitati: nelle aree metropolitane e nei centri urbani con più di 50mila abitanti i residenti lettori rappresentano rispettivamente il 51% e il 44%, poi la percentuale scende in modo costante al calare degli abitanti.
Anche i numeri maggiori di lettori persi in rapporto al territorio si riscontrano nelle zone dove le infrastrutture non ci sono o sono più deboli, dove i servizi sono erogati in modo più occasionale, dove è richiesto uno sforzo commerciale più importante al cliente-lettore, e il peggioramento delle condizioni delle infrastrutture è proporzionale al diminuire della dimensione del centro abitato.
L’e-commerce negli ultimi anni ha fornito una risorsa per ammortizzare la difficoltà di accedere alla lettura in assenza delle infrastrutture e quindi la diminuzione dei lettori. Non può tuttavia compensare né sostituire il diritto del cittadino di valorizzare e nutrire la propria cultura frequentando le librerie e quindi scegliendo all’interno di un’offerta ampia e articolata di proposte, oltre che attivando questi luoghi come centri di relazione e scambio tra le persone, esperti lavoratori del settore e clientela.
Come le città, anche le scuole hanno lo stesso problema e in Italia circa mezzo milione di ragazzi frequenta scuole senza biblioteche scolastiche. Oltre a chi una biblioteca proprio non ce l’ha, bisogna considerare che gli studenti che frequentano scuole con biblioteche con un patrimonio inferiore alla media nazionale sono 3,5 milioni. Sono dati che rivelano gravi criticità nell’istruzione di un Paese. Soprattutto per quanto riguarda le scuole elementari e medie, che coinvolgono gli anni in cui si forma il gusto di leggere e il rapporto con il libro, il diritto e dovere della scuola di avere e offrire i mezzi per educare alla lettura i giovani studenti dovrebbe essere tutelato con ancora maggiore serietà.
La salute di una società, oltre che dell’economia di un Paese, risiede in modo fondamentale anche nella sua valorizzazione culturale. Si registra che i Paesi economicamente più avanzati e le società più aperte domandano più libri. Non possiamo disgiungere lo sviluppo economico, civile e sociale dalla funzione dei libri e della cultura e non possiamo disgiungere la diffusione della lettura dalla distribuzione delle infrastrutture.
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