Una notte era con una puttana di alto costo
Non voleva chiedere il nome, solo pagare
Spegnere il fuoco che nasconde nelle fredde giornate
Sperava solo in un lieto soggiorno
Tremava come un verme quel ragazzo
La neve si scioglieva sul tetto dell’autobus
Invertebrato, il focus sposta nello schermo
Non aveva occhi per guardare i palazzi
Finalmente arrivato nella lieta destinazione!
Basta digitare la password e attenersi alle regole
Di certo, il ragazzo, non vuole dimostrarsi debole
Il sito dice che bisogna solo prestare attenzione
Come nelle prime giornate di primavera
I fiori gareggiano intrepidi per primeggiare nei giardini
Accolgono teneri amori con fragranze di glicine e ciclamini
Di scatto, il portone si manifesta nella via più splendida
Davanti all’uscio è presente una ragazza con i modi gentili
Emanava un profumo inebriante dalla testa ai piedi
Aveva le mani calde quando mostrò al ragazzo i suoi seni
L’ha rassicurato, gli ha mostrato i preservativi
Il ragazzo pensava alla sua bellezza nobile
Il suo sguardo sincero ma profondamente apatico
Che non ha concesso nemmeno una lacrima
Nello splendore delle sue fredde pupille
La ricoprì di baci appassionati nel fianco
Nel letto con lei si distese, rigidi, come una penna e una matita
Riuscivano a vedere le stelle attraverso la soffitta
Così l’amore carnale procedeva nel suo percorso
Come guardarsi d’istinto le unghie
Le margherite si erano trasformate in crisantemi
Dannatamente si devono alimentare i cimiteri!
Le luci che irradiavano i vasi si erano perse
La puttana di alto costo era appena morta
Si era spenta nell’attimo di massimo godimento
Così intenso e profondo, come la fine di un sogno
Come se qualcuno, la sua vita, avesse interrotto
La televisione si era accesa ed aveva spento il silenzio
Il ragazzo era genuflesso, per terra, nel tappeto
Credeva di aver reso lui, quel corpo, tiepido
Annunciava, con un allarme, la fine del vulcanico appuntamento
Lui non credeva più in quello che vedeva
Si sarebbe strappato le orbite con le mani
Pur di non riconoscere che la persona amata
Avesse un caricatore dietro la gracile schiena
Iniziava a strappare il filo con la bocca
Le stesse labbra che avevano toccato le sue
La ragazza non pretendeva delle scuse
Per il calore che si affievolisce dalla cassa toracica
Le lacrime del ragazzo cominciavano a congelare
Come la rugiada si posa nella fredda mattina
In affanno, il freddo riempiva la sua gola
Non gli permetteva di respirare
Impossibile vivere in questo luogo!
Si era spento tutto, come quando vai a dormire in eterno
Si era costretti a tornare velocissimi all’interno di un mezzo
Che permettesse di poter usufruire ancora dell’inutile corpo
I trentasette gradi della ragazza erano un lontano ricordo
Le sue nevose membra premevano
L’inverno di un ragazzo scheletro
Ora ciò che rimane è soltanto rimorso
Quanto avrebbe amato le sue braccia metalliche!
Avrebbe forse creduto di parlare la sua stessa lingua
Se solo la razza umana non fosse già quasi estinta
Il ghiaccio perenne rende la vita così fragile
Era appena riuscito a conoscere la sua libido
Se fosse dipeso da lui, non si sarebbe mai allontanato
Avrebbe ricominciato a baciare il suo costato
Da quell’appartamento, non sarebbe più uscito
Ma il mondo chiama e lui risponde
Le languide strade devono essere percorse
Non ha tempo per le storie
Soprattutto se tecnologiche
In questo mondo, in cui di umani ne rimangono ben pochi
Che ogni giorno serpeggiano nelle fermate
Ansiose di incontrare un qualche tenero amante
Vorrebbe innamorarsi dei loro occhi
Ma quando stringeva le loro braccia
Non pensava altro che al gelo delle montagne
Alla pelle che si congela quando ti butti in mare
Alle ossa che si contorcono quando hai paura
Con la ragazza di alto costo, purché senz’anima
Anche nelle pubblicità che ogni tanto trasmetteva
Quando nelle calde notti il ragazzo es(i)s(t)ere, voleva
Sogna, con lei, il suo passato nella terra selvaggia
I loro corpi nudi, come cadaveri decomposti
Giacevano all’unisono con la cocente, fresca terra
Potevano apprezzare la fragilità dell’esistenza
Afferrarla, sbatterla, prenderla a morsi
Per lei, il ragazzo avrebbe fatto di tutto
Avrebbe anche cercato la sua anima sulla luna
E se non ci fosse riuscito, avrebbe detto una bugia
Per farle credere di essere parte di questo teatro
Nel suo pensiero è ora davvero assorto
Poggia la morbida nuca sull’apatico finestrino
Non riesce a parlare, è ormai stanco
Non è così più padrone del suo corpo
D’improvviso un suono rimbomba nell’infinito vagone
Le luci si erano spente, come se il cielo si fosse coperto
Nasce un tumulto, soltanto voci che urlano, in gruppo
Il tram si ferma, è appena arrivato alla stazione
Per quanto, il feroce guidatore, possa
Con i suoi aridi modi da macchina
Pretendere che tutto ciò sia la normalità
Per vivere non basta solo la scossa
Come non si può accendere un fuoco senza la scintilla
Come un traghetto perduto in un’isola deserta
Non vedere più le piccole luci nell’orizzonte
Sentirsi senza via d’uscita
In questo caso , sì , era appena imploso il generatore
Come aria che si insinua, e smuove le ragnatele
L’aria gelida penetra tra le fessure del vagone
Le tremende urla fanno spazio al silenzio solenne
Almeno può sentire i suoi battiti per l’ultima volta
Apprezzare il suo corpo, il suo calore
Che si affievolisce dopo ogni secondo, minuto, ora
Come una timida pecorella che diventa carcassa
Il ragazzo sarebbe già in cielo, nella banca dati di qualche satellite
Se non avesse in mente quella focosa casa
Se non avesse attorno tutti quei cadaveri
Che lo riparano, come scudi contro frecce gelide.