Nell’attuale panorama storico e culturale, le distopie intercettano paure collettive e interrogativi politici, sociali ed esistenziali. Col suo romanzo d’esordio, Valerio Covaia ci racconta in che modo questo genere continua a parlare ai lettori di oggi, uditorio sempre più vasto ed eterogeneo, e quali sono le più recenti modalità di fruizione letteraria.
Chi è Valerio Covaia?
Avido lettore e scrittore, nonché studente della facoltà di lettere, Valerio nutre da sempre un forte interesse per la mitologia, la fantascienza, il fantasy, le distopie e l’universo Marvel. La corona di Ferro (Volume I): Il consiglio dell’Aurora nasce da un’idea originale, ambientata in una Roma del 2052 radicalmente trasformata. Sei giovani leader belli, scaltri, affascinanti e spietati sono pronti a difendere con tutte le loro forze quello che hanno costruito, anche se questo implica calpestare l’etica e spingersi verso le zone più grigie della condotta morale. Ma quando il nemico trama nell’ombra, amori, amicizie, legami familiari e la sinergia che alimenta il Consiglio vengono messi a dura prova.
Innanzitutto, Valerio, come nasce il tuo romanzo e da dove deriva l’idea di un mondo distopico come setting?
Ho voluto ambientare il mio romanzo in Europa, mi è sembrata un’intuizione inedita, che lo differenzia da altre storie il cui setting è, più banalmente e comunemente, Chicago o New York. La struttura del romanzo trae ispirazione dalla lettura di 1984 di George Orwell, il distopico per eccellenza. Il worldbuilding, però, è piuttosto particolare: il mondo è diviso in diverse zone spazio-temporali, ognuna delle quali segue le sue leggi, le sue regole. Questo fa sì che l’Europa si comporti diversamente rispetto all’Africa o all’America del Sud, in un pianeta Terra totalmente riplasmato, in cui lo spazio e il tempo sono stati devastati. Si tratta di una storia a tutti gli effetti inserita nella tradizione romantasy, ispirata a Percy Jackson per l’aspetto mitologico e alla lettura abramica della Bibbia, come altri noti romanzi, tra cui Shadow Hunters.
Una curiosità sorge rispetto all’ideazione della trama: come l’hai immaginata e c’è stato un evento storico che l’ha in influenzata?
In realtà non si può parlare di una vera e propria trama in senso tradizionale. Anche se l’idea originaria risale a circa due anni prima, è stata pensata e progettata durante un’estate in cui, fondamentalmente, mi sono posto due quesiti relativi ai romanzi distopici: “Perché, dopo le rivoluzioni, si perde traccia di come tutto sia cambiato nelle forme di governo e di come esse stesse stiano regolamentando il mondo?”, ed anche “Cosa succederebbe se, finalmente, la politica corrotta venisse rovesciata e si instaurasse un governo migliore, formato, ad esempio, da giovani leader con capacità straordinarie, come la telepatia, pronti a difendere il nuovo mondo con tutte le loro forze?”. Così, dotati di bellezza, scaltrezza, determinazione ed onestà, Nicolas, Virginia, Ahura, Giulio, Anna e Kya, ovvero il Consiglio dell’Aurora, si oppongono con successo ai loro nemici, anche quando il gioco si fa spietato e duro.
A tale proposito, quali sono gli oppositori contro cui combattere? E quali presagi negativi, quali paure emergono dal romanzo e possono essere proiettate sulla società?
Il nemico è infido e potrebbe essere chiunque e dappertutto, nella famiglia e nella persona che ami, che potrebbe mostrare un altro volto. Tutto mette il Consiglio dell’Aurora a dura prova: l’amore, l’amicizia, le relazioni, la minaccia del governo precedente che ha represso il dissenso, la capacità di costruirsi un futuro stabile e di assolvere agli impegni della quotidianità.
Anche in questo, come nell’ambientare il romanzo in diverse aree del mondo, con uno sguardo privilegiato su Roma, il mio intento era fornire una prospettiva nuova, un trait d’union tra personaggi e lettori, che possono facilmente sognare ed identificarsi in loro. Questo assume efficacia ancora maggiore in un mondo che taccia spesso le giovani generazioni di nichilismo, di inettitudine alla politica, di essere incapaci di scelte ideologiche forti e coerenti. E questo può servire anche da spunto di riflessione per i lettori più adulti, perché colgano quanto importante sia lasciare un posto nella società ai più giovani, mettendoli alla prova, riconoscendo loro dignità e capacità di leadership. Ultimo, ma non per importanza: rappresenta un ottimo esempio di meritocrazia.
Un innato amore per la scrittura e per la lettura, e una sfida con me stesso. Ho sempre desiderato realizzare questo sogno, sebbene consapevole di quanto sia difficile emergere, soprattutto se non hai forte influenza e popolarità sui social o una importante casa editrice alle spalle. Per raggiungere i lettori, oltre ad una provvidenziale traduzione anche in lingua inglese, è necessario muoversi in vari ambiti e piattaforme, come Wattpad, Amazon, gare di scrittura, concorsi, i social per l’aspetto pubblicitario, giornali e riviste varie.
Capisco quanto sia importante farsi conoscere al grande pubblico. Ora, Valerio, una curiosità: perché il titolo “La Corona di Ferro"?
Molti dei monumenti in questo mondo sono stati distrutti, tra cui anche il Colosseo, e le sue rovine sono state riutilizzate per erigere un nuovo monumento, fatto di ferro e vetro, con torrette accanto, fulcro del nuovo mondo, cuore pulsante della vita sociale, dove le più significative decisioni vengono prese. Oltre al Colosseo, altri monumenti di Roma sono stati ricostruiti, o restaurati con piccole differenze, come Villa Borghese.
In realtà avevo pensato questo romanzo, almeno inizialmente, come meno romantico di quanto non sia, in virtù di una mentalità strutturalista e tecnica, mia propria, e di un’attenzione alla coerenza interna del testo, che non cedesse il passo all’intreccio romantico ed amoroso. Di fatto, però, la storia romantica delinea in parte il romanzo ed ha il suo peso.
Prima di terminare, posso chiederti quali sono stati i romanzi distopici, 1984 in testa, a cui riconosci una forte influenza narrativa?
Di certo Fahrenheit 451, Shatter me, Hunger Games, per citarne alcuni, offrono degli spunti molto stimolanti.
Per concludere la nostra intervista, vorrei chiederti qualche anticipazione sul tuo futuro da scrittore. Il romanzo si intitola La corona di Ferro (Volume I): dobbiamo quindi aspettarci un seguito?
In verità, l’arco narrativo si conclude. Il primo volume si può considerare uno stand-alone, ma ci sono spiragli per un sequel.
Grazie a te! Un saluto a tutti i lettori!