Questo articolo cercherà di rispondere alla domanda “Ci sono dei modi di vivere al di fuori di quello a cui siamo abituati?” portando un esempio innovativo, diverso e comunque funzionale di comunità, forse addirittura più del nostro, soprattutto se parliamo con un occhio rivolto al futuro.
Il riferimento è MUTONIA.
Joe Rush e Robin Cooke nella Londra degli anni ottanta fondano un collettivo di artisti, che chiamano Mutoid Waste Company (1986). Il gruppo, nato dalla scena squatter, si dà all’organizzazione di festini illegali, caratterizzati dalle sculture di “scarti” che poi diventeranno il loro marchio, basate sull’estetica di Mad Max, i fumetti di Judge Dredd e la serie di fumetti inglese Strontium Dog. La musica è varia, dal rock psichedelico, alla dub reggae, punk, fino ad arrivare all’acid house. I loro mostri, talvolta, avevano la capacità di muoversi a tempo di musica. Si inseriscono nella scena raver occupando per protesta proprietà in disuso, si insediano a Freston Road, agli albori, e poi nella Car Breaker Gallery, nel quartiere di King’s Cross.
In Inghilterra arriva l’era Tatcher e, di conseguenza, la politica anti-rave. Gli artisti della compagnia si vedono costretti ad andare prima a Berlino e poi vengono invitati a Santarcangelo dei Teatri, festival internazionale del teatro in piazza. Si ritrovano a Sant’Arcangelo di Romagna nel 1991 e si stabiliscono in una cava dismessa vicino al fiume Marecchia dove decidono di prolungare la loro permanenza. “Quando sono arrivati c’erano ghiaia e cave e robe per fare l’asfalto nel 1990. Era tutto quasi deserto faceva molto caldo, stavano cercando uno spazio per fare l’esposizione, ed ecco Mutonia”. Il primo anno vennero pagati dal Festival, il secondo decisero, con il permesso del Comune, di fare un’esposizione in quella che ora è Mutonia, in modo indipendente dal Festival. Avevano un’idea: mostrare l’ipocrisia del consumismo costruendo cose nuove e nuovi scenari con vecchi rottami. Nasce così quella che oggi è una realtà diversa dai soliti villaggi.
Mutonia è un paese-presidio di culture steampunk. La Mutoid Waste Company punta a riutilizzare i materiali di scarto, componenti tratte da rifiuti inorganici e riassemblarli per dar loro una nuova vita, tramite la scultura e anche tramite inusuali abitazioni.
I Mutoid (così ci riferiremo per parlare di coloro che fanno parte della Mutoid Waste Company, ma più nello specifico mi riferisco agli abitanti di Mutonia) sono permeati da un’anima post-industriale, molto legata al mondo punk e da uno spirito anti-capitalista. All’inizio il tutto era legato alle feste, ma andando avanti, rimanendo sempre un presidio di libertà, è diventata una comunità con bambini e famiglie.
La realtà di Mutonia è però sempre in bilico, non si sposa con tutti. Sono stati denunciati nel 2013 da un “vicino” e da lì è partita una grande mobilitazione contro lo sgombero, poi la sovrintendenza di Bologna e Ravenna che riconosce la comunità come un ‘bene cittadino’ lo ha impedito. Nel gennaio 2025 il Consiglio di Stato ha ribaltato tutto: ha dichiarato illegittimo il piano del Comune per tutelare il paese. Il rischio sgombero torna oggi concreto, nonostante la maggior parte degli abitanti e lo stesso comune siano vicini ai Mutoid ormai diventati parte integrante di Sant’Arcangelo. Ha generato partecipazione, ispirato, migliorato le condizioni ambientali dell’area, contribuito a ridisegnare l’identità stessa del luogo. Ora si trova di nuovo in pericolo.
Mutonia non è solo un bizzarro villaggio: è un presidio di libertà creativa, una forma di resistenza civile, di convivenze sperimentali, un esempio concreto di come l’arte possa costruire identità, ridisegnare territori. Una realtà unica nel suo genere dove arte, sostenibilità e vita comunitaria si fondono in nome di una scelta di vita guidata da bisogni differenti, da meno bisogni.
I Mutoid hanno trovato un modo diverso per vivere, per integrarsi, un esempio diverso da quello a cui siamo abituati. Ad oggi per immaginare un mondo “salvato” dai Mutoid ci viene in aiuto Rancore, cantante e rapper romano. Nel suo ultimo album Rancore fa un viaggio nel futuro, e in una delle canzoni “Arakno 2100” parla di un figuro dalle sembianze di un ragno, un’enorme macchina, “creata da quattro Mutoid e da un gruppo di programmatori”. Questo ragno nato dalle macerie della guerra fa la lotta al Grande Telaio. Arakno, in sintesi, possiede la filosofia di Mutonia, è una figura anarchica nata dalle macerie del capitalismo e nonostante nasca dai suoi scarti si mette in prima linea per abbatterlo. È un’immagine esplicativa di come una persona possa ribellarsi a quello che ci viene imposto proprio come hanno fatto i Mutoid, creando una comunità che si sostiene grazie agli scarti dell’altra, che si autoregolamenta, che punta ad avere una vita non di lusso, ma comunque felice, un modo per evadere dalla macchina in cui tutti ci troviamo imprigionati.
“Se immagini una sorta di disastro naturale o catastrofe, dove si perderebbero tutti i servizi, i Mutoid saranno sopra il resto del mondo in termini di sopravvivenza, è questo un modo per guardare al futuro, non dico che sarà per forza disastro e desolazione, ma questo è un modo per sopravvivere senza i comfort della società moderna. …’ questo dice uno dei Mutoid rimasti e questa è una delle possibili risposte alla domanda che muove questo articolo. Questa citazione è presa dal film Hometown Mutonia del collettivo Zimmerfrei del 2013, presentato al Festival di Sant’Arcangelo, un ritratto della realtà di Mutonia oggi, cambiata: niente più feste, famiglie e collettività. Il loro è veramente un altro modo per vivere, un modo per ricostruire partendo dagli scarti, un mondo parallelo a quello capitalistico, non totalmente autosufficiente, ma sicuramente più attento all’ambiente e agli sprechi.
Il mondo non si progetta infinito, anzi, negli ultimi anni sempre più si sta sperimentando la paura delle malattie della Terra. Non si può tornare indietro, quindi si devono trovare modi per vivere nonostante il disagio. Questo è un mondo che parte dalla società del disagio, dalla iper-industrializzazione creando un nuovo modo di vivere, che parte dall’arte e si diffonde alla quotidianità. I bambini dei Mutoid vanno comunque a scuola a Sant’Arcangelo, da Mutonia è uscito un assessore, una loro performance è stata inserita nella chiusura delle Paralimpiadi di Londra nel 2012. Vivono nella società, ormai totalmente inseriti in essa, eppure sono riusciti a costruire quest’altro modo di vivere.
Fin ora ci si è concentrati su Mutonia come un’altra forma di vita, un altro modo per vivere ed è questo lo scopo dell’articolo, però la stessa esistenza di questa realtà porta anche alla denuncia da cui sono nati: l’occupazione. I Mutoid hanno occupato un luogo dismesso ed hanno creato qualcosa di unico e dall’immenso valore artistico. La Mutoid Waste Company stessa nasce dalla storia di occupazione, dalla scena squatter. Inizia a diffondersi negli anni 70’ per usare quegli edifici in disuso e da abbattere come centri di ritrovo e cultura. Da allora ad oggi ci sono sempre state occupazioni simili, occupazioni che creano arte, convivialità, evoluzione e ci sono sempre state proteste contro di esse. Mutonia è un esempio di come l’occupazione possa essere oltre a una forma di protesta, l’inizio per una nuova visione: un nuovo modo di vivere.
Mutonia non è una distopia, ma un’utopia, o almeno le basi per un’utopia. Il mondo distopico che individuiamo guardando Mutonia è il nostro, una rappresentazione indesiderabile, spaventosa e oppressiva, che alle volte lotta contro di essa, altre la accoglie. Non voglio dire che nel mondo fuori da questa comunità non ci sia speranza, però mi soffermerei sul fatto che dal quantitativo di rifiuti prodotto dalla società del consumo, loro siano riusciti a creare arte e abitazioni. Mutonia non esisterebbe senza il resto del mondo, ma è proprio il resto del mondo, il consumismo estremo, ad aver fatto nascere la necessità di creare Mutonia.